Quando si trova di fronte l’ambiente da fotografare, il fotografo di interni deve decidere come inquadrare la scena. L’inquadratura è un mezzo espressivo importante, e il fotografo creativo può usarne e abusarne a piacimento, fino a farla diventare un tratto distintivo del proprio lavoro.

Nella fotografia di interni ci sono principalmente due tipi diversi di esigenze di inquadrare:

  1. L’inquadratura dell’ambiente (ad esempio l’intera stanza).
  2. L’inquadratura dei dettagli (ad esempio una finestra, un mobile, un angolo o un particolare dell’arredamento).

E’ chiaro che il servizio si baserà sulle inquadrature dell’ambiente, lasciando quel che rimane del tempo (e del budget) per coprire le inquadrature dei dettagli, ed è appunto delle prime che voglio parlare.

Le inquadrature dell’ambiente hanno lo scopo di mostrare meglio possibile l’ambiente fotografato. Ma cosa significa meglio possibile?

Per qualcuno la foto di una camera d’hotel è ben fatta quando mostra tutto lo spazio che la camera offre all’ospite

“Prenota questa camera e ci troverai un sacco di spazio” è il messaggio che lancia la foto in alto.

Per qualcun’altro la stessa camera è ben fotografata quando è in grado di evocare un’atmosfera di accoglienza e comfort

“Prenota questa camera e ci troverai sensazioni speciali” è il messaggio che lancia la foto in basso.

Chi ha ragione? Probabilmente entrambi, perché dipende dal contesto. Entrambi i concetti sono importanti:

Evidenziare lo spazio che la camera offre è sicuramente importante, ma lo è anche diffondere un’atmosfera di intimità, relax e comfort.

Si potrebbe dire che le due foto sono state fatte da due fotografi diversi, perché diversa non è la qualità, ma l’approccio, che determina una o un’altra scelta di comunicazione.

Ma facciamo un passo indietro: chi è il fotografo di interni?

Semplicisticamente lo si potrebbe definire un fotografo come gli altri che però è dotato di obiettivi grandangolari superiori alla media dei suoi colleghi, che gli permettono di scattare anche in ambienti piccoli, se non angusti. Se però si limita a inquadrare con il grandangolare spinto, dopo aver messo la macchina “in bolla” sul cavalletto (cioè ha fatto in modo di inquadrare l’ambiente ben dritto, senza lo sgradevole effetto delle linee cadenti) sarà in grado di accontentare soltanto coloro che vogliono vedere la foto spaziosa.

Invece il fotografo di interni evoluto deve avere un approccio sensibile nei confronti dell’ambiente che va a fotografare, e riuscire a mostrarne anche la sua parte più coinvolgente, che sicuramente non si ottiene inquadrando con il grandangolare più spinto.

Cos’è un grandangolare spinto, e perché talvolta è “pericoloso” per la foto?

Secondo la classificazione classica, in fotografia gli obiettivi grandangolari vanno da 35mm a 24mm. Più il numero dei millimetri è basso e maggiore è l’angolo di ripresa, e di conseguenza lo spazio inquadrato. Sotto i 24mm iniziamo a parlare di grandangolari spinti. La mia dotazione di obiettivi arriva fino al 16mm, vale a dire un grandangolare spinto a tutti gli effetti.

La foto in alto è stata scattata con la lunghezza focale di 16mm mentre quella in basso a 28mm.

E’ evidente un dettaglio non da poco: le aperture focali ridotte (prima foto) tendono ad aumentare le proporzioni degli oggetti che si trovano a destra e a sinistra della foto, come la lampada in alto a sinistra. Inoltre, aumentano le dimensioni degli oggetti vicini e le riducono in quelli lontani. Nel caso in cui l’ambiente sia inquadrato frontalmente e tutti gli oggetti siano perpendicolari all’obiettivo, la distorsione è limitata, ma se l’inquadratura è obliqua, l’effetto è più marcato.

Nella seconda foto invece, l’obiettivo 28mm non ha portato quasi nessun aumento delle proporzioni dello spigolo del letto in basso a sinistra e l’ambiente è gradevolmente proporzionato.

Più fotografo, più cerco di limitare l’uso del grandangolare spinto

Per mantenere le proporzioni e le dimensioni degli ambienti fotografati cerco di utilizzare la lunghezza focale massima che l’ambiente mi permette. Purtroppo in molti casi gli ambienti piccoli o talvolta addirittura angusti come i bagni non mi lasciano scelta, e allora sfrutto l’angolo di campo massimo del mio Nikkor 16-35mm, ma quando la situazione e lo spazio lo permettono cerco di ridurre la visuale inquadrata per far uscire il più possibile lo spirito dell’ambiente che fotografo, anche a costo di lasciarne fuori una parte, che magari recupero facendo un secondo scatto da un’altra angolazione.

In definitiva, qual è la giusta scelta? Spazio o atmosfera?

Il fotografo deve proporre la sua visione al cliente prima di realizzare il servizio fotografico, e spiegargli i pro e i contro di entrambe le soluzioni, come spero di aver chiarito in questa pagina, ma sarà il cliente ad avere l’ultima parola. L’importante è che il fotografo dimostri la sua professionalità sapendo gestire entrambe le situazioni.