Sebastião Salgado è nato l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, una piccola città nello stato di Minas Gerais, Brasile.

Studi compiuti e inizio della carriera di fotografo

Salgado ha studiato economia, laureandosi all’Università di San Paolo. Ha conseguito un dottorato in economia all’Università di Parigi. È stato durante i suoi viaggi di lavoro in Africa per conto dell’Organizzazione Internazionale del Caffè che ha scoperto la fotografia. Dopo aver acquistato una macchina fotografica per sua moglie Lélia Wanick, Salgado ha iniziato a scattare foto e presto ha abbandonato la carriera economica per dedicarsi interamente alla fotografia. Nel 1973, ha iniziato a lavorare come fotoreporter freelance.

Genere di fotografia

Salgado è noto per il fotoreportage sociale e ambientale. Si è specializzato in reportage di lunga durata che documentano la condizione umana, le crisi umanitarie, le migrazioni e le questioni legate all’ambiente.

Perché è famoso

Sebastião Salgado è famoso per la sua capacità di raccontare storie attraverso immagini potenti e drammatiche che rivelano le difficoltà e le lotte delle popolazioni emarginate in tutto il mondo. Progetti come Workers, Migrations e Genesis hanno catturato l’attenzione globale, portando alla luce questioni sociali ed ecologiche cruciali.

Tipo di fotografia

Salgado lavora esclusivamente in bianco e nero, utilizzando la potenza del chiaroscuro per esaltare il dramma e l’intensità delle sue scene. Il suo stile è riconosciuto per la profonda attenzione ai dettagli e la composizione precisa.

Attrezzatura utilizzata

Salgado ha utilizzato principalmente fotocamere di piccolo formato (Leica) e medio formato (Pentax 645) per i suoi progetti. Le fotocamere di medio formato gli hanno permesso di catturare una straordinaria qualità dell’immagine, ideale per le sue stampe di grandi dimensioni.

Supporto utilizzato

Ha lavorato per la maggior parte della sua carriera con pellicola fotografica, passando successivamente al digitale solo negli ultimi anni. Per i suoi progetti più famosi, come Workers e Migrations, ha utilizzato pellicole in bianco e nero.

Tipo di pellicola, carta, bagni di sviluppo usati

Per molti dei suoi progetti, Salgado ha utilizzato pellicola Ilford in bianco e nero, famosa per la sua profondità tonale. Le sue stampe vengono realizzate su carta di alta qualità, spesso tramite processi di stampa al platino-palladio per garantire la massima durata e la ricchezza dei toni.

In quale contesto storico fotografava?

Salgado ha documentato momenti chiave della storia contemporanea, dai conflitti in Africa alle crisi umanitarie in tutto il mondo, fino ai disastri ambientali. Il suo lavoro si estende dagli anni ’70 fino ad oggi, raccontando un mondo in continua evoluzione e, spesso, in crisi.

In quale contesto sociale fotografava?

Salgado ha sempre cercato di dare voce agli invisibili, focalizzando il suo lavoro sulle popolazioni più vulnerabili e marginalizzate. Il suo lavoro denuncia le ingiustizie sociali e pone l’attenzione sui cambiamenti climatici e i danni causati dall’intervento umano sull’ambiente.

C’erano una o più zone dove fotografava di preferenza?

Salgado ha fotografato in tutto il mondo, ma molti dei suoi progetti si concentrano sull’Africa, l’America Latina e l’Asia. “Genesis”, invece, ha esplorato alcune delle ultime regioni incontaminate del pianeta, dai ghiacciai dell’Antartide alle giungle del Borneo.

Foto o servizi particolarmente famosi

Alcuni dei progetti più noti di Salgado includono Workers (1993), che documenta le condizioni dei lavoratori manuali in tutto il mondo; Migrations (2000), che racconta la storia delle migrazioni globali; e Genesis (2013), che celebra la bellezza incontaminata della natura. Le sue immagini dei minatori nella Serra Pelada, in Brasile, sono particolarmente iconiche.

Personaggi famosi fotografati

Anche se Salgado è più noto per aver fotografato persone comuni in contesti di crisi o difficoltà, ha anche ritratto figure note, come Papa Giovanni Paolo II.

Quale eredità ha lasciato ai professionisti e agli appassionati di fotografia?

Sebastião Salgado ha lasciato un’eredità profonda nel mondo della fotografia documentaria. La sua dedizione a lungo termine, il suo impegno per la giustizia sociale e il suo approccio visivamente impeccabile hanno ispirato innumerevoli fotografi. Ha inoltre contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni ambientali e umanitarie, tanto che oggi è considerato non solo un fotografo, ma anche un attivista.

C’è qualche suo aspetto che è stato sopravvalutato?

Alcuni critici hanno accusato Salgado di “estetizzare” la sofferenza umana, trasformando il dolore e le crisi in immagini visivamente troppo belle per essere considerate puro fotoreportage. Tuttavia, altri ritengono che la sua abilità di combinare estetica e narrazione sia una parte essenziale del suo impatto.

Fatti curiosi e aneddoti nella sua vita di fotografo

Salgado ha abbandonato la fotografia per diversi anni dopo aver documentato il genocidio in Ruanda nel 1994, profondamente segnato dall’orrore e dalla sofferenza che aveva visto. È tornato alla fotografia solo dopo essersi dedicato alla riforestazione della sua fattoria in Brasile, iniziativa che ha portato alla creazione dell’Istituto Terra, un’organizzazione ambientale che ha contribuito a ripiantare milioni di alberi nella regione del Minas Gerais.