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Il giusto spirito del fotografo di architettura

Gli edifici che l’Uomo costruisce sono di per sé immortali, e sfidano il Tempo fintanto che la loro solidità glielo permette. Laddove il lavoro dell’architetto e del costruttore terminano, inizia quello del fotografo, che deve fare in modo di veicolare al meglio nel web e sulla carta stampata la grandiosità o la semplicità della costruzione.

Il ruolo del fotografo di architettura non è affatto frivolo, e il suo lavoro deve essere affrontato con con rispettosa considerazione, perché quello che lui si limita a fotografare, di solito nel massimo dell’ordine e della pulizia, in qualche ora di attività, ha richiesto mesi se non anni di lavoro da parte di tante persone, che hanno trasportato materiali pesanti, si sono esposti a rischi camminando su alte impalcature, hanno lavorato al caldo o al freddo, consapevoli che quasi nessuno si ricorderà della loro opera.

La fotografia di architettura porta il fotografo a calcare la scena con una apparecchiatura che costa quanto qualche camion di mattoni o svariate lastre di marmo di Carrara. In virtù di questo e di quanti hanno lavorato in quello che lui sta per consacrare col suo obiettivo, egli deve restituire al meglio quanto quelli prima di lui hanno realizzato, cercando di mettere in evidenza la loro maestria prima ancora della propria.

Così facendo il fotografo dimostrerà di saper svolgere il proprio lavoro al meglio, possibilmente presentando l’edificio o l’Ambiente secondo le idee che hanno animato l’architetto o il committente.

Luci e ombre nella fotografia architettonica

Luci e ombre sono l’essenza stessa della fotografia, ma non in tutti i suoi generi trovano spazio adeguato. Il chiaroscuro reso a dovere nella fotografia architettonica è sicuramente un elemento di grande valore, anche se non è sempre la giusta soluzione a tutti i servizi fotografici o alle esigenze del committente.

Nel ritratto l’uso massiccio di luci e ombre crea atmosfere di grande effetto, ma spesso la loro esasperazione in studio porta a un risultato che difficilmente ritroveremo nella vita reale. Il cervello umano non è abituato a vedere primi piani fortemente contrastati, e non solo perché difficilmente ce li troviamo davanti, ma perché l’occhio – molto più della pellicola di un tempo o dei sensori digitali di oggi – riesce ad appianare le differenze di luminosità tra i lati di un volto, che mai (sottolineo mai) sarà in piena luce da una parte e in piena ombra dall’altra.

In fotografia architettonica invece questo può succedere. Gli edifici sono illuminati naturalmente dal sole, che ne illumina uniformemente soltanto un lato, lasciando gli altri in una situazione di mezze luci o di ombre. E questo il nostro cervello lo sa bene, come sa bene che un porticato illuminato dal sole proietterà una serie di ombre che eroderanno la luce dove essa non può arrivare.

La luce e le ombre non sono soltanto un pretesto a cui si appiglia il fotografo per dimostrare la propria perizia nel mantenere il dettaglio tanto nelle luci più forti quanto nelle ombre più chiuse. Sono un elemento intimamente legato all’architettura, perché evidenziano e plasmano volumi e vuoti, forme e strutture, decorazioni e superfici. Da qui la necessità di usare con intelligenza la quantità di luce solare e la posizione del sole, scegliendo il giusto momento della giornata o magarila giusta stagione dell’anno per fotografare una data costruzione, che in certi casi può beneficiare di una luce importante o radente, mentre in altri casi può richiedere l’illuminazione morbida che soltanto un giorno di cielo coperto o semicoperto può offrire.

La fotografia architettonica di interni presenta altre problematiche, spesso legate a:

  • quantità della luce
  • posizione dei punti luce
  • mescolanza tra luce interna ed esterna

La quantità della luce è spesso un problema, a meno che non sia troppa, caso piuttosto raro. I locali poco illuminati che devono essere resi ben chiari e nitidi sono spesso stati problematici ai tempi della fotografia su negativo. Oggi con le più recenti tecniche di manipolazione digitale – chiaramente scattando in formato RAW – si può tranquillamente arginare il problema della carenza di luce, purché il fotografo scatti a bassa sensibilità ISO e diaframmi medio-stretti, con conseguenti tempi di scatto anche di svariati secondi. La soluzione ideale sarebbe essere muniti di un importante set di illuminazione artificiale mobile di molte migliaia di Watt di potenza, che però potrebbero avere difficoltà anche ad essere alimentati dall’impianto elettrico dell’edificio, oltre che a complicare moltissimo il lavoro del fotografo data la necessità di spostare frequentemente gli illuminatori nei vari locali e a seconda degli angoli di ripresa. Questo però risolverebbe anche il problema della posizione dei punti luce, che spesso è inadatta per esigenze fotografiche. Ma anche in questo caso i più recenti software di manipolazione fotografica ci vengono in aiuto, sempre a patto di riportare a casa un negativo… pardon, dei file ben esposti.

La mescolanza della luce naturale esterna (fisicamente più fredda) e quella interna (fisicamente più calda) è un argomento che resta, anche se il fotografo utilizza un controllo professionale della temperatura colore al momento dello scatto, ma partendo col piede giusto avremo ancora una volta una base migliore sulla quale elaborare davanti al PC, nei limiti chiaramente propri delle capacità del fotografo ritocccatore e del budget che ha a disposizione.

Fotografare gli esterni e gli interni di un edificio

C’è una grande differenza tra riprendere gli esterni e gli interni di una costruzione, che sia casa, palazzo, edificio industriale o monumento pubblico. Spesso più si va verso il pubblico e più si ha spazio intorno al soggetto per dargli il giusto respiro, che è un elemento importantissimo per la resa finale.

La ripresa degli esterni è secondo me più complicata, per svariati motivi:

  • La facciata è la ripresa che tutti si aspettano di veder riprodotta perfettamente, perché così siamo abituati dalle foto che vediamo nei libri, nelle riviste, nelle guide turistiche e nel web. Non è pensabile di consegnare al committente una facciata di qualità discutibile, e deve essere assolutamente la migliore foto del servizio.
  • Le condizioni meteo incidono sempre sugli scatti esterni, ma molto meno spesso su quelli interni, salvo nei casi in cui la luce dall’esterno sia un elemento importante per l’illuminazione naturale degli interni.
  • Gli elementi di disturbo sono molto più frequenti all’esterno che non all’interno (auto parcheggiate, traffico, cassonetti, persone in movimento, segnali stradali, lampioni, edifici circostanti in stile e condizioni diverse…)
  • Trovare il punto di ripresa ottimale o desiderato in esterni non sempre è possibile. Spesso per fotografare un edificio, una chiesa o un palazzo il punto ideale potrebbe essere all’interno di un edificio di fronte a qualche piano dal suolo, per evitare di dover usare un grandangolare spinto riprendendo dal basso e dover correggere forzatamente in postproduzione, perché nella fotografia architettonica le linee cadenti non sono ammesse, salvo che per effetti speciali.

La ripresa degli interni non è che sia più semplice a prescindere, ma ci permette di avere un maggiore controllo sugli elementi sopra indicati, salvo il passaggio delle persone che spesso affligge gli scatti negli edifici e nei monumenti pubblici.

Gli scatti degli interni di un edificio presentano altre problematiche da affrontare, tra le quali:

  • Differenza di illuminazione anche marcate, nell’ordine di diversi stop, se lo scatto deve comprendere anche finestre o aperture sull’esterno (risolvibili con l’utilizzo della tecnica di ripresa in HDR anche se molto più dispendiose in termini di realizzazione)
  • Differenza di tonalità dell’illuminazione, quando in un ambiente illuminato artificialmente si mescolano lampade al tungsteno – che danno una dominante gialla – e tubi al neon – che ne danno una verde. Se poi le luci sono variabili da un colore all’altro e si devono fare riprese lunghe, nell’ordine di qualche secondo, la mescolanza di diversi colori nello stesso punto è a dir poco devastante.
  • Ristrettezza degli ambienti da fotografare (pensiamo alle camere di un hotel o peggio ancora di un agriturismo) che nella migliore delle ipotesi costringono il fotografo a lavorare con grandangolari sotto i 24mm o anche sotto i 20mm. Bene che vada si otterranno disproporzioni tra il primo piano e lo sfondo, talvolta inaccettabili. E’ vero che con le moderne tecniche di postproduzione si possono fare vari scatti con la macchina in verticale, per poi montarli in panoramica, ma non sempre i risultati sono all’altezza della situazione, e comunque costringono a scatti in più e a un lavoro molto più lungo al computer.
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