La fotografia d’arte astratta si allontana dalla funzione tradizionale della fotografia come rappresentazione riconoscibile della realtà. Il fotografo può partire da oggetti, ambienti e materiali realmente esistenti, ma li osserva e li rappresenta in modo tale che forme, colori, linee, superfici e relazioni visive diventino più importanti dell’identità del soggetto fotografato.
Un dettaglio architettonico può trasformarsi in una successione di geometrie; il riflesso sull’acqua può diventare una composizione di colori; una superficie deteriorata può ricordare un dipinto; un movimento intenzionale della fotocamera può dissolvere completamente le forme originarie. In tutti questi casi la fotografia nasce dalla realtà, ma non ha necessariamente lo scopo di descriverla.
Il confine con la fotografia fine art è naturalmente molto vicino. La fotografia astratta può infatti essere considerata una delle possibili forme della fotografia artistica, ma possiede una caratteristica più specifica: l’immagine tende a liberarsi dalla necessità di rappresentare chiaramente il soggetto, privilegiando gli elementi fondamentali del linguaggio visivo.
Applicazioni e significato
La fotografia astratta trova applicazione soprattutto negli ambiti artistici e creativi:
- Progetti fotografici personali;
- Mostre e gallerie d’arte;
- Stampe destinate a collezioni e arredamento;
- Libri fotografici e pubblicazioni d’autore;
- Progetti editoriali;
- Grafica e comunicazione visiva;
- Copertine e materiali creativi;
- Ricerca e sperimentazione sul linguaggio fotografico.
Il significato dell’immagine non deve necessariamente essere definito in maniera univoca. Una fotografia astratta può funzionare principalmente attraverso ritmo, equilibrio, colore e materia, oppure suscitare associazioni ed emozioni differenti in ciascun osservatore.
Approccio
La fotografia astratta richiede soprattutto un modo particolare di osservare. Il fotografo deve imparare a separare ciò che vede dal significato abituale che attribuisce agli oggetti, concentrandosi invece sulle loro caratteristiche puramente visive.
L’approccio può basarsi su:
- Ricerca di forme geometriche e linee;
- Osservazione di texture e superfici;
- Individuazione di pattern e ripetizioni;
- Studio dei rapporti tra colori;
- Utilizzo di riflessi, trasparenze e distorsioni;
- Isolamento di piccoli dettagli dal loro contesto;
- Sperimentazione con movimento, messa a fuoco ed esposizione.
Una parte importante del processo consiste nell’imparare a non fotografare necessariamente un oggetto per ciò che rappresenta: una parete, una roccia, un vetro, un’ombra o una superficie metallica possono diventare semplicemente una combinazione di forme e colori.
Difficoltà principali da affrontare
La libertà offerta dall’astrazione non significa assenza di regole. Quando viene meno un soggetto immediatamente riconoscibile, composizione e organizzazione degli elementi visivi diventano ancora più importanti.
Tra le difficoltà principali troviamo:
- Individuare immagini interessanti all’interno di soggetti apparentemente ordinari;
- Costruire una composizione efficace senza affidarsi alla forza narrativa del soggetto;
- Mantenere equilibrio tra forme, colori e spazi;
- Evitare immagini casuali prive di una reale struttura visiva;
- Sviluppare uno stile personale riconoscibile;
- Utilizzare tecniche sperimentali con intenzionalità;
- Selezionare con rigore le immagini realmente riuscite.
Una fotografia sfocata o mossa non diventa automaticamente astratta e, soprattutto, non diventa automaticamente interessante: anche quando utilizza il caso e la sperimentazione, il fotografo deve essere capace di riconoscere e organizzare gli elementi che rendono efficace l’immagine.
Tecniche di ripresa
La fotografia astratta permette di utilizzare numerose tecniche, spesso modificandone intenzionalmente l’impiego tradizionale:
- Inquadrature estremamente ravvicinate;
- Fotografia macro;
- Messa a fuoco selettiva o sfocatura intenzionale;
- Movimento intenzionale della fotocamera durante l’esposizione;
- Lunghe esposizioni;
- Esposizioni multiple;
- Utilizzo di riflessi e superfici trasparenti;
- Prospettive insolite e compressione dei piani;
- Uso creativo di ombre e silhouette.
Il movimento intenzionale della fotocamera, spesso indicato con l’acronimo ICM, può trasformare soggetti riconoscibili in masse di colore e linee. La fotografia macro compie invece un’operazione differente: avvicinandosi moltissimo al soggetto, può eliminare i riferimenti necessari a comprenderne dimensione e natura.
Attrezzatura utilizzata
La fotografia astratta non richiede un’attrezzatura specifica e può essere praticata praticamente con qualsiasi fotocamera:
- Fotocamere reflex o mirrorless;
- Fotocamere analogiche;
- Obiettivi macro;
- Teleobiettivi per isolare porzioni distanti della scena;
- Grandangolari per alterare prospettiva e proporzioni;
- Treppiedi per esposizioni controllate;
- Filtri e accessori ottici;
- Superfici riflettenti, vetri e altri materiali utilizzati per modificare l’immagine.
Proprio perché l’obiettivo è spesso quello di modificare la percezione abituale della realtà, anche strumenti semplici possono diventare mezzi creativi. Un vetro, uno specchio, una superficie trasparente o una lente possono produrre distorsioni e riflessi capaci di trasformare completamente un soggetto.
Gestione dell’illuminazione
Nella fotografia astratta la luce non serve necessariamente a descrivere correttamente un oggetto, ma può diventare essa stessa materia visiva.
Il fotografo può utilizzare:
- Luce radente per evidenziare texture e rilievi;
- Luce dura per creare geometrie attraverso le ombre;
- Luce diffusa per semplificare superfici e passaggi tonali;
- Controluce per trasformare i soggetti in forme e silhouette;
- Illuminazione artificiale colorata;
- Riflessi prodotti da superfici lucide o trasparenti;
- Forti contrasti tra zone illuminate e zone in ombra.
Un’ombra può diventare più importante dell’oggetto che la produce, così come un riflesso può diventare il vero soggetto dell’immagine. In questo genere il fotografo è libero di utilizzare la luce per trasformare anziché semplicemente rivelare.
Differenze tra passato e presente
La sperimentazione astratta accompagna la fotografia da molto prima dell’avvento del digitale. Nel corso del Novecento numerosi autori iniziarono a esplorare le possibilità della fotografia indipendentemente dalla rappresentazione tradizionale, utilizzando fotogrammi, esposizioni multiple, solarizzazioni, distorsioni ottiche e sperimentazioni in camera oscura.
La fotografia digitale ha ampliato ulteriormente queste possibilità:
- Controllo immediato degli effetti sperimentali;
- Possibilità di realizzare numerose variazioni della stessa immagine;
- Maggiore libertà nella gestione del colore;
- Elaborazione selettiva di forme, contrasti e tonalità;
- Combinazione di immagini attraverso esposizioni multiple digitali;
- Possibilità di sperimentare senza i costi legati alla pellicola;
- Integrazione tra ripresa fotografica e successiva elaborazione digitale.
Le tecniche analogiche mantengono tuttavia un ruolo importante nella fotografia artistica astratta. Pellicole, procedimenti alternativi, interventi in camera oscura e perfino imperfezioni dei materiali possono essere utilizzati intenzionalmente come parte del processo creativo.
Chi è il fotografo di fotografia d’arte astratta
Il fotografo che si dedica all’astrazione deve possedere soprattutto una particolare sensibilità verso gli elementi fondamentali dell’immagine. Tra le caratteristiche più importanti troviamo:
- Grande capacità di osservazione;
- Sensibilità verso forme, colori, linee e texture;
- Conoscenza approfondita della composizione;
- Capacità di vedere oltre l’identità immediata degli oggetti;
- Curiosità e attitudine alla sperimentazione;
- Padronanza della luce e delle tecniche di esposizione;
- Capacità critica nella selezione delle immagini;
- Conoscenza della fotografia e delle arti visive.
Una delle capacità più caratteristiche consiste nell’imparare a osservare ciò che normalmente passa inosservato. Il fotografo astratto può trovare un’immagine interessante in una superficie corrosa, nelle ombre di una scala, nei riflessi di una vetrina o nelle geometrie di un edificio che migliaia di persone osservano quotidianamente senza prestarvi attenzione.
Come formarsi per diventare un fotografo di questo genere fotografico
La formazione dovrebbe combinare conoscenza tecnica e sviluppo della percezione visiva. È utile:
- Studiare composizione, colore e teoria della forma;
- Approfondire la storia della fotografia astratta;
- Studiare pittura, grafica e arte astratta;
- Sperimentare fotografia macro, mosso intenzionale e lunghe esposizioni;
- Imparare a utilizzare riflessi, ombre e trasparenze;
- Realizzare serie fotografiche basate su un singolo elemento visivo;
- Allenarsi a osservare soggetti quotidiani eliminandone mentalmente funzione e significato.
Un esercizio particolarmente efficace consiste nello scegliere un ambiente molto familiare e cercare di produrre fotografie dalle quali non sia immediatamente possibile riconoscerlo. Questo obbliga a concentrarsi su dettagli, rapporti cromatici, superfici e geometrie invece che sui soggetti nel loro insieme.
Fotografi celebri
László Moholy-Nagy (Ungheria, 1895–1946) fu fotografo, artista e docente del Bauhaus. Attraverso fotogrammi, prospettive insolite e sperimentazioni sulla luce contribuì in maniera fondamentale alla ricerca fotografica astratta e alla concezione della fotografia come strumento di sperimentazione visiva.
Man Ray (Stati Uniti, 1890–1976) utilizzò fotografia, rayographs, solarizzazioni e numerosi procedimenti sperimentali per creare immagini nelle quali oggetti reali potevano perdere la loro funzione originaria e trasformarsi in forme visive autonome.
Aaron Siskind (Stati Uniti, 1903–1991) sviluppò una ricerca fotografica dedicata a muri, segni, graffiti, superfici e dettagli della realtà. Le sue composizioni, spesso prive di riferimenti spaziali evidenti, stabiliscono un forte rapporto con l’Espressionismo astratto.
Wolfgang Tillmans (Germania, 1968) ha affiancato alla fotografia figurativa una lunga sperimentazione sull’immagine astratta, realizzando anche opere ottenute attraverso luce, materiali fotosensibili e processi fotografici nei quali la rappresentazione di un soggetto reale può scomparire completamente.
La fotografia d’arte astratta dimostra come una fotografia non debba necessariamente raccontare un luogo, descrivere una persona o rendere riconoscibile un oggetto. La realtà può diventare semplicemente il materiale dal quale ricavare linee, colori, forme, superfici e ritmi visivi. Cambiando distanza, prospettiva, luce o movimento, il fotografo può trasformare elementi quotidiani in immagini completamente nuove. È un genere fotografico che invita soprattutto a modificare il modo di guardare: non chiedersi soltanto che cosa abbiamo davanti, ma quali immagini possano nascondersi nelle sue forme.
